ACoFE – Associazione di Counseling Fenomenologico Esistenziale
La Fenomenologia, come metodo e approccio, la possiamo definire “Scienza del Come”: del come l’io, in quanto soggetto inserito sempre in un contesto, è in contatto con il vissuto dell’esperienza che va facendo e il come questa esperienza si manifesta e si dà al soggetto stesso, che dà forma così alla propria esistenza.
L’approccio fenomenologico-esistenziale fa vedere in che modo ognuno costituisce il mondo, come partecipa e come si relaziona a tutte le cose del mondo. Permette di fare esperienza del proprio corpo, del proprio sentire, di rimodulare via via le esperienze di vita e vedere come mutarle per raggiungere un accordo con sé.
Questo approccio rende possibile il contatto con ciò che esiste e con l’inesistente, permette di accorgersi che molte volte le cose non sono come crediamo, di descrivere il vissuto e le relative esperienze senza farle cadere nell’oblio, e rifondarle anche nel ricordo.
Vedere fenomenologicamente è uno stile di vita che implica una continua e rinnovata descrizione di tutto ciò che si rivela nel fluire delle esperienze di mondo. Al tempo stesso la fenomenologia è una pratica di vita, è un’Etica.
La prima mossa del counsellor che segue questo approccio è la messa tra parentesi di ogni norma, sapere già costituito, regola universale, mossa che consente di “andare alle cose stesse” che il vissuto della persona esprime.
Ponendo il mondo già significato tra parentesi, lo sguardo di chi lo guarda lo sperimenta in un altro modo: non il mondo come già dato, ma gli aspetti particolari del mondo che io in quanto soggetto tocco, vedo, odo e a cui attribuisco senso e scopo. In quanto soggetto sono lo strumento attraverso il quale il mondo può diventare vero. E allora devo vederlo come appare a me e DESCRIVERLO, farlo diventare rivelazione, Fenomeno. Piuttosto che il mondo già significato, cristallizzato da altri, occorre allora risvegliare in noi l’intenzione di partecipare alla creazione di un nuovo senso per un’umanità che tenga conto delle differenze proprie e dell’altro.
Quello che chiamiamo “il senso della nostra vita” è appunto “un senso” perché si muove da una vita inautentica verso una vita diretta, a una vita più nostra. “Più vivere” e non un “mero vivere”.