ACoFE – Associazione di Counseling Fenomenologico Esistenziale
Leggendo questo brano, integralmente tratto dal libro "Gestalt e Analisi Transazionale - principi e tecniche" curato da Pio Scilligo, quello che mi sta a cuore è porre l'attenzione sul concetto di consapevolezza e del qui e ora, intorno al quale ruota la professione counselor, tralasciando invece i contesti "paziente" e "terapia" che sappiamo appartenere ad altre professioni. Di seguito il testo.
Una procedura basilare della terapia della Gestalt è quella di stare in ciò che Perls ha chiamato "continuum della consapevolezza". Al paziente, a questo proposito, viene richiesto di esprimere semplicemente ciò che sta sperimentando .
Qui l'accento sul fare l'esperienza rende la situazione molto diversa rispetto alle libere associazioni di pensieri , in cui molta produzione verbale è costituita non solo da astrazioni ma da ricordi e anticipazioni. In realtà la maggior parte delle persone scoprirà con propria grande sorpresa, di avere una difficoltà enorme a stare nella consapevolezza della propria esperienza per più di alcuni secondi. Ad un certo punto cominceranno a pensare (a calcolare nel gergo di Perls), a ricordare o a fantasticare sul futuro, in una situazione in cui lo scopo è stare con l'esperienza presente: questi comportamenti sono tutti considerati come forme di fuga.
E' importante fare contatto con l'esperienza che ha portato alla fuga ritornando ai punti in cui c'è stata un'interruzione nella consapevolezza del presente. Si troverà allora che a quel punto c'era qualche disagio o paura che ha spinto il soggetto a creare una distanza col pensiero o a scappare dal momento . Inoltre è possibile che la consapevolezza si estenda all'esperienza sottostante al momento in cui si è pensato; così il paziente nota che sta spiegando se stesso nella paura di non essere capito, giustificando se stesso per combattere il proprio senso di colpa offrendo un pensiero o un'osservazione interessante per essere apprezzato ecc. Nello stesso modo la consapevolezza delle fantasie può essere approfondita fino al punto di fare contatto con ciò che il soggetto sta facendo con esse e fino al disagio alla radice dell'impulso a fare ciò che sta facendo.
Non solo le attività del pensare e fantasticare sono stimolate dal bisogno di evitare o combattere un'esperienza, ma anche l'attività fisica. Posizione, movimenti delle mani e dei piedi, espressione facciale e intonazione della voce comunicano o il sentimento che è stato escluso dalla consapevolezza, o lo sforzo di evitarlo combatterlo, o ambedue.
La funzione del terapeuta è ridirigere l'attenzione del paziente alla propria esperienza di se stesso: sei consapevole di quello che stai facendo con le mani? Ho notato che la tua voce suona diversamente. Puoi sentirla? Puoi vedere dove ti sei fermato e incominciato a discutere? E così via.
L'espressione dell'esperienza non è una questione di risposta del tipo tutto o niente, per esempio il modo di raccontare del paziente in ogni punto può oscillare tra l'espressione reale e il parlare di sé stesso come un osservatore esterno, ed egli sarà inconsapevole di evitare implicitamente di identificarsi con se stesso (e prendersi la responsabilità di ciò).
Il terapeuta può scegliere di concentrarsi su questo all'inizio in modo che il paziente divenga più consapevole di ciò che è l'esperienza di base e di ciò che è la propria elaborazione o diluizione in parole e concetti irrilevanti.
Da "Gestalt e Analisi Transazionale - principi e tecniche."